ARTICOLI IN EVIDENZA: Se la scuola dimentica la Res Publica

“Hanno ben fatto quegli studenti che sono scesi in piazza contro l’alternanza scuola-lavoro? Certamente si sarebbero dovuti evitare gli atti teppistici che occorrebbe punire. Ma le ragioni per protestare non mancavano e non tanto perché troppo spesso le mansioni svolte dai nostri ragazzi sono assolutamente incongrue rispetto agli stessi obiettivi della legge. Vi è che la scuola – non solo nei licei – ha una funzione istituzionale che sembra ormai dimenticata anche da più di qualche genitore; e questa funzione non è l’introduzione all’apprendistato. Essa ha altro da fare e non è poco: oltre a dover trasmettere un sapere (che, piaccia o no, è composto di nozioni, concetti, sequenze logiche, cioè costruzioni astratte), la scuola dovrebbe fornire ai giovani quelle virtù civiche e quell’ideale comunitario indispensabili in una repubblica. Invece, l’alternanza imposta dalla legge 107/2015 ha nei fatti espropriato la didattica di alcune centinaia di ore che si sarebbero potute utilmente impiegare per insegnare il “mestiere” di cittadino: perché l’Italia di questo ha primariamente bisogno. Questa educazione alla cittadinanza postula letture appropriate – ve ne sono tante – e riflessioni, condotte da insegnanti responsabili e preparati, che sappiano coinvolgere anche emotivamente, lasciare nei ragazzi, per dirla con Tucidide, “un possesso per sempre”. Esistono pagine e pagine preziose, magari antiche o molto antiche, che possono far sorgere ciò che oggi può sembrare quasi un miracolo, la percezione che, prima dei diritti, esiste una gamma di valori fondanti, nel pubblico come nel privato: l’onestà, la lealtà, l’integrità, la passione per le cose ben fatte, l’amore per la repubblica e i suoi cittadini, la primazia dell’interesse generale su quello privato ed egoistico. Una di queste letture, e tra le migliori, resta la “Storia di Roma” del veneto-romano Tito Livio, nato a Padova nel 59 a.C. e qui morto nel 17 d.C. Corre, dunque, quest’anno il bimillenario della sua scomparsa e per fortuna l’evento non è caduto totalmente nel dimenticatoio. Anche la zecca ha coniato a ricordo una moneta da due euro; e soprattutto sono state organizzate un po’ dappertutto celebrazioni e convegni di cui uno, a partecipazione internazionale, si svolgerà a Padova dal 6 al 10 novembre. Qualcuno, forse, tra i non più giovani, ricorderà la “Storia” semplicemente come una collezione di eroi (e di figurine) da sussidiario elementare di un tempo. Ma quei personaggi ci rendevano evidenti idee, virtù, sentimenti nobili e indispensabili al vivere repubblicano: consoli come Valerio Publicola che, pur avendo avuto tante occasioni per arricchirsi, non lascia nemmeno i soldi per il suo funerale, allora assunto dalla repubblica riconoscente; dittatori come Cincinnato che, sbaragliati i potentissimi Equi, si dimette e torna al suo campicello; o come Quinto Fabio Massimo che incita il popolo a non eleggere console un suo familiare in quanto inidoneo e afferma che sempre i vincoli di parentela debbono essere posposti alla repubblica. E la repubblica, ci spiega Livio, deve essere a sovranità divisa, con una pluralità di organi e di persone la cui durata in carica dovrà essere breve per evitare che si insuperbiscano. Ma più di tutto è necessario che il popolo resti in ogni momento vigile e disposto alla protesta collettiva, anche se con spirito leale verso lo stato: Livio ci presenta la res publica romana come una repubblica “tumultuaria” e sottolinea che la dialettica di continuo conflitto tra governanti e governati contribuì efficamente ad indirizzare l’azione politica verso l’interesse generale a discapito dei pressanti interessi particolari e corporativi. Ecco perché può essere positivo che i giovani (oggi un po’ passivi) protestino; ma occorre che siano preparati (anche) alla protesta dalla stessa scuola che deve fornire loro quel corredo istituzionale ed etico di cui avvertiamo la pericolosa assenza.”

(di Umberto Vincenti – Il Mattino di Padova, sabato 4 novembre 2017)