ARTICOLI IN EVIDENZA: Le Istituzioni con scarso senso civico

“Solo gli ottimisti ad oltranza potrebbero sostenere che oggi la società italiana sia rettamente orientata. Invece accade spesso che a tutti i livelli, a cominciare dalle istituzioni pubbliche, prevalga il disorientamento: un procedere senza coordinate, ignorando ciò che è o operando per il beneficio più immediato o deviando dallo scopo istituzionale o, peggio, sabotandolo. Come spiegare il comportamento dei presidenti delle due Camere che hanno scelto di prender campo nel conflitto politico? Grasso si è chiamato fuori dal partito che lo aveva (inopinatamente) portato alla presidenza del Senato e si è messo a criticarlo nelle arene televisive; Boldrini presenzia in prima fila nelle manifestazioni per una coalizione politica, vi prende parola e si propone come leader. Entrambi accampano il (loro) diritto di libera manifestazione del pensiero ecc.; ma entrambi, non costretti, sono titolari di uffici di vertice della Repubblica, rappresentativi dello Stato e della sua unità, non di pezzi di elettorato. Vi è o no una priorità dell’ufficio, rispetto ai diritti individuali dei loro titolari e, soprattutto, alle loro ambizioni di carriera politica? Dopo il referendum veneto il presidente del Consiglio ha affidato al bellunese Gianclaudio Bressa, sottosegretario agli affari regionali, l’incarico di formare la delegazione governativa nelle trattative con le Regioni. Nel gioco delle parti Bressa dovrebbe difendere le ragioni dello Stato a fronte delle pretese regionali; e però queste sono giuridicamente fondate su una disposizione – l’art. 116 Cost. – alla cui redazione egli aveva attivamente partecipato nel 2001. Ma Bressa ha pure nominato tre docenti veneti, due dei quali appartenenti allo stesso dipartimento universitario a cui appartengono anche due docenti della delegazione del Veneto. Il sottosegretario ha dichiarato di avere scelto persone di sua conoscenza. Forse ciò garantisce che i prescelti siano corredati di quelle alte competenze e di quella insospettabile indipendenza che un incarico del genere esige senza compromessi? Fino a qualche giorno fa Tavecchio è stato presidente della FIGC e non sembra che abbia fatto bene. Ci si è però dimenticati di molte cose: per esempio, che nel 2014 l’UEFA lo aveva sospeso per 6 mesi da tutti gli incarichi di rilievo europeo, sanzione che poi la FIFA estendeva a livello mondiale. O che, sempre nel 2014, la FIGC aveva finanziato con 107.000 euro l’acquisto di 20.000 copie di un libro scritto proprio dal Presidente: curioso che nella delibera del comitato di presidenza si fosse omesso il nome dell’autore indicando solo il titolo della (sua) opera. Condotte, individuali e istituzionali, che lasciano pensoso l’uomo della strada; e tuttavia la quotidianità ci informa che quel comune cittadino (troppo) spesso non paga le tasse e le istituzioni lasciano correre. O che (troppo) spesso egli cerca di mettere innanzi i propri figli quando non lo meritano affatto, nella scuola o nell’attività sportiva; e le istituzioni sono, per parte loro, istruite, e istruiscono, a considerare la (corretta) selezione una pratica medievale. Qualche volta quel cittadino va anche oltre in queste devianze come il genitore che, domenica scorsa, a Padova, ha preso a pugni un calciatore avversario del figlio durante una partita del campionato under 16. Disorientamento, confusione, sviamento e anche violenza gratuita. Il rimedio non sta in quel punto in più di PIL che andiamo affannosamente rincorrendo; e uno Stato non è solo la sua economia. La Repubblica – e anche il Veneto come tutte le altre Regioni – hanno urgente bisogno di una grande opera di ri-educazione. Ma da rieducare sono in primis le istituzioni e gli uomini che (indegnamente) le rappresentano. I cittadini per bene (e sono tanti) lo sanno. Il problema è che il sistema politico-costituzionale li emargina e ne impedisce ogni iniziativa di cui, penso, avremmo davvero bisogno.”

(di Umberto Vincenti – Il Mattino di Padova, mercoledì 29 novembre 2017)